|
Sono sempre stato orientato al raggiungimento di obiettivi.
Durante gli studi di psicologia ricerco strategie e tecniche che possono essere utili nel settore dell’Handicap, e per alleviare il disagio. Apprezzo materie più tecniche come psicologia fisiologica o statistica. Tendo ad avere una mentalità sperimentale. Quando inizio a studiare alcuni libri di psicoanalisi, li trovo distanti dal mio modo di pensare. Mi domando: «Mi possono essere utili per aiutare i disabili?». Non trovo una risposta. Per mia fortuna, in quel periodo devo sostenere alcuni esami in cui vengono presentati programmi di modificazione del comportamento. Leggo una dispensa di Paolo Meazzini. Finalmente trovo un percorso di studi che mi è congeniale: si tratta di definire un comportamento da modificare, si ha un programma e si verificano i risultati. È ciò che ho sempre fatto su di me con gli allenamenti. Ho sempre avuto un programma.
A un altro esame devo studiare alcuni libri: uno di Hans Eysenck, Terapia del comportamento nevrotico e uno di Joseph Wolpe, Tecniche di terapia del comportamento. Trovo interessante e molto chiaro il libro di Victor Meyer e Edward Chesser, La terapia comportamentale.
Da quel momento inizio a leggere molti altri libri sulla psicologia del comportamento. Capisco che ha applicazioni in molte aree. Nel trattamento di disturbi d’ansia, disturbi alimentari e nell’Handicap grave. Nell’ambito scolastico con i trattamenti per dislessia e iperattività. Nel settore aziendale con programmi di modificazione del comportamento aziendale. Tutti questi programmi sono orientati al raggiungimento di obiettivi verificabili.
Mi laureo e decido di interessarmi di handicap e del trattamento di clienti con disturbi d’ansia
(Inserire due capitoli del libro Ricomincia da te)
Inizio ad insegnare, all’Istituto Superiore di Educazione Fisica di Torino. la materia: «Minorati psico-fisico e sensoriali».
Nel 1979 apro con l’amico Roberto Anchisi l’Istituto Watson. La missione del nostro istituto è sempre stata «Educare».
Inizio a lavorare per il comune di Torino con Walter Ferrarotti, che dirige le scuole comunali e i centri riabilitativi per portatori di disabilità gravi. Ferrarotti è stato un bravo pedagogista. Era orientato a creare una cultura educativa. Con lui ho organizzato a Torino un congresso nel 1979 con la presenza di Martin Kozloff che aveva scritto un libro sul bambino con handicap. Al congresso partecipa anche l’amico Paolo Meazzini.
Con Ferrarotti decidiamo di iniziare a programmare dei curricoli educativi da fornire agli insegnanti per meglio lavorare con i bambini. Decido di andare a Boston per vedere come lavora Martin Kozloff, e imparo ad apprezzare la sua accurata programmazione. Ho sempre detestato l’approssimazione e la poca chiarezza: un mio modo di pensare condiviso da Ferrarotti. Era il suo.
Per anni abbiamo formato ottimi insegnati in grado di lavorare con casi gravi.
Il nostro progetto di avere dei programmi validi ed efficaci si è concretizzato. Di ogni bambino si effettuava un’attenta valutazione comportamentale per verificare le abilità che aveva e individuare i comportamenti da incrementare per portarlo all’autonomia. Vi erano i primi computer e potevamo utilizzarli per archiviare tutti i dati e avere un’immediata visione delle aree su cui lavorare. L’insegnante, individuata l’area di intervento, aveva subito a disposizione un curricolo per iniziare il trattamento. Tutti i dati erano registrati, così da poter sempre confrontare i risultati che stavano ottenendo. Venivano anche formati i genitori con corsi per spiegare loro come comportarsi con i loro figli. Potete scaricare gli strumenti d’assessment e i curricoli.
In quegli anni inizio a vedere i miei primi clienti e ad applicare le tecniche comportamentali che conosco. Mi inviano gravi agorafobici e ossessivi. Un dietologo mi invia alcune persone obese.
Avevo apprezzato la lettura del libro di Victor Meyer. Decido di raggiungerlo a Londra nell’ospedale in cui lavora. Gli invio una lettera chiedendogli di poterlo andare a trovare per alcune settimane. Mi risponde prontamente e mi invita. Ho sempre apprezzato la disponibilità dei colleghi inglesi a ricevermi e a fornirmi tutte le informazioni di cui avevo bisogno. Ho capito da loro che la cultura e l’informazione devono essere sempre condivise. A Londra apprendo come lavora con persone affette da disturbo ossessivo compulsivo grave e come tratta i comportamenti fobici. Sono sorpreso dai risultati che ottiene con gli ossessivi: oltre il 70 % migliora.
Ho sempre apprezzato la possibilità di verificare i risultati e come i colleghi inglesi monitorano costantemente i pazienti per potere migliorare i trattamenti.
Ho l’opportunità di incontrare a Torino nel 1981 Joseph Wolpe e Richiard Hallam. Avevo organizzato con Roberto Anchisi un congresso dal titolo: «Psicologo clinico: come?». Hallam fu uno dei primi psicologi a spiegare in Italia la Terapia Comportamentale. Hallam o, come lo chiamiamo per nome. Dick è a tutt’oggi un mio grande amico. Vado spesso a trovarlo a Londra e lui viene a Torino, ma più spesso a Viù, un paese di montagna, vicino a Torino, dove ha acquistato una casa in un posto splendido.
Ora ritorniamo a Wolpe che è stato uno dei fondatori della terapia comportamentale. Avevo letto i suoi libri e avevo già applicato con i miei primi clienti fobici la Desensibilizzazione Sistematica (D.S) e il Traing Assertivo. Ho trattato con la D.S fobie d’esame e fobie sociali.
Trovo in Wolpe una persona simpatica e molto disponibile. È stato per me un amico oltre che un modello. Mi invitava a casa sua, una villa a Filadelfia. A quel tempo, Wolpe insegna alla Temple University e lì ho l’opportunità di vedere come tratta i clienti. Assisto alle sue supervisioni con gli studenti che lavorano da lui.
Trascorro ore a vedere i video dei suoi trattamenti. Imparo meglio ad utilizzare la D.S e il rilassamento muscolare.
Alla Temple University gli studenti vedevano clienti ed erano pagati per i trattamenti che effettuavano. Già allora le assicurazioni rimborsavano ai clienti le sedute terapeutiche purché fossero brevi ed efficaci.
Ho trascorso con Wolpe moltissime ore a discutere di casi e ad analizzare i trattamenti che all’epoca ritenevamo i più efficaci.
Spesso alla sera facevamo lunghe passeggiate insieme. Wolpe utilizzava sempre il pedometro per verificare quanti passi faceva al giorno. Camminava sempre molto rapidamente.
I suoi studenti venivano spesso a casa sua, dove organizzava dei party. Ho sempre apprezzato la sua disponibilità con gli studenti, sapeva comunicare con loro e farsi amare.
Tornato a Torino continuo assiduamente a vedere clienti. I clienti soddisfatti dei risultati mi inviavano altri clienti. Il passa parola è molto potente.
Oltre a trattare i disturbi d’ansia mi vengono inviati già nel 1980 i primi clienti in soprappeso o obesi perché li educassi all’auto-controllo. Già oltre vent’anni fa, la terapia comportamentale stava ottenendo buoni risultati nel trattamento degli obesi. Come terapeuta comportamentale ed esperto in fitness, inizio a inserire l’esercizio fisico nei programmi cognitivo-comportamentali.
A quei tempi mi stupivo di come i soggetti in soprappeso fossero concentrati quasi esclusivamente sulla dieta. Venivano consigliati loro semplici esercizi aerobici, come le camminate: Ma per modificare il metabolismo non basta. È necessario incrementare la massa muscolare. Già allora ne ero consapevole. Attualmente tutti riconoscono l’importanza di incrementare la massa muscolare. Sta a noi terapeuti portarli ad esercitarsi in modo costante.
Da quei tempi la terapia comportamentale si è arricchita con l’impiego della terapia cognitiva che perciò ora è meglio definire come terapia cognitivo-comportamentale (TCC). La TCC è in continuo sviluppo. Assorbe tutto ciò che può essere utile per migliorare i trattamenti e renderli sempre più efficaci. Ora utilizza la Psicologia Positiva, il Mindfullness, la Schema Terapy e l’A.C.T «Acceptance and Commitment Therapy».
Un terapeuta cognitivo comportamentale è in grado di programmare i suoi interventi in modo estremamente efficace. E’ sempre orientato a soddisfare i bisogni dei clienti e ad aiutarli a raggiungere i loro obiettivi.
|