I cani e l'addestramento

Ho sempre avuto cani fin da bambino. Avevamo Boby, un piccolo meticcio di colore nero. Mi ricordo che mi scappava sempre quando sentiva una cagnetta in calore. Spesso mio padre doveva andarlo a cercare al canile. Una volta, Boby aveva anche seguito una persona che aveva con sé la sua cagnetta. L’uomo era salito sul tram e il mio cane l’aveva seguito. L’uomo non riusciva più a li­berarsene.

Da adulto, il mio primo cane è stato Poldo. Un incrocio tra un pastore bergamasco e un cow.cow. Avevo provato ad addestralo a venire al mio richiamo. Volevo insegnargli un po’ di ob­bedienza. Non ci sono riuscito. Era un cane totalmente autonomo, non molto bravo a imparare. Ma anch’io forse non ero molto bravo a insegnare. Tendevo ad innervosirmi e non sapevo usare bene i rinforzi.

Dopo Poldo, Penny. Vado con mia moglie dall’allevatore. Penny è uno Schnauzer, è l’ultimo rimasto di una cucciolata. Mi era apparsa subito timida e un po’ paurosa. Ma era affettuosissima. Decido di andare a un campo per iniziare ad addestrare il mio cane. Con l’addestratore ci rendiamo subito conto che è un cane pauroso. Se sentiva uno sparo scappava, quando il figurante simulava di minacciarmi, si nascondeva dietro di me. Lo Schnauzer è un cane da difesa, Penny voleva che io la difendessi dalle minacce. Un inversione dei ruoli poco soddisfacente. Era anche timorosa con gli altri cani. Quando la portavo al parco per giocare in mezzo ad altri cani, lei si isolava. Soltanto dopo che aveva percepito l’assenza di una minaccia si avvicinava agli altri cani. Avevo un cane dolcissimo che soffriva di fobia dello sparo, paura delle minacce e fobia sociale canina.

Ho imparato, insieme all’addestratore, a togliere a Penny la paura della minaccia. Per la paura dello sparo ho fatto un programma di esposizione graduata. L’ho portata al tiro al piattello e ci siamo messi molto distanti e le davo un po’ di carne da mangiare. Gradualmente mi avvicinavo con lei al luogo degli spari. Al termine sono riuscito a vederla tranquilla mentre gli altri sparavano. Ho imparato lavorando con i cani ad essere paziente, a non usare la punizione e a rinforzare ogni loro piccolo successo.

Penny una sera sta male. Mi accosto a lei, le tengo la zampa e l’accarezzo. Muore. Aveva man­giato qualche cosa di avvelenato.

Mi era difficile stare senza un altro cane. Un mio amico aveva acquistato in un allevamento vi­cino a Torino uno Schnauzer femmina, e l’aveva chiamata Schiate. Fin da cucciola era esuberante ed estroversa. Il mio amico non può più tenerla. Non aspettavo di meglio. Prendo la macchina e vado a trovarlo a Padova, dove abitava. Dopo una settimana Schiate si era abituata a me. Andiamo al campo di addestramento e il figurante prova a minacciarmi. Immediatamente Schiatz parte all’attacco e afferra con forza la manica del figurante. Inizio ad addestrarla. Risponde benissimo: era sempre attenta e pronta ad eseguire gli ordini.

Sapevo di doverla mantenere in forma, e tutte le mattine la portavo con me a scuola e la facevo correre con gli studenti o dietro la mia macchina. Era dolcissima con i bambini. Mi ricordo che il fi­glio di un mio amico le tirava il ciuffo con forza e lei non protestava. Anche con gli altri cani, se piccoli, non mostrava la minima aggressività. Un giorno, mentre passeggiavo con lei, sbuca un bull dog francese. È un cane di piccola taglia. Cerca di mordere Schiatz sulla schiena. Lei, dando un colpo con il posteriore, lo allontana. Il piccolo cane ritorna e lei lo allontana di nuovo. Non ha mai ringhiato, sembrava lo ignorasse. Ma se riteneva qualcuno una minaccia, diventava attenta e vigile. Sempre pronta ad intervenire.

Si ammalò per un tumore che le aveva paralizzato la gambe posteriori. Non c’era rimedio. Un veterinario la soppresse. Ma non potrò mai dimenticare che mentre la portavo dal veterinario una persona si avvicinò al vetro della mia macchina e lei cercò di sollevarsi e ringhiò. Voleva ancora proteggermi.

Ecco perché ho pensato di scrivere un libro, in cui al personaggio principale ho dato il nome di un leggendario cane San Bernardo, Barry. Leggendo la storia di Barry ho trovato similitudini con Schiatz, il mio ultimo Schauzer. I cani possono essere insicuri, timidi, nevrotici, aggressivi come noi umani. E il mio Barry con il suo esempio e con molta pazienza aiuterà i quattro cani che ven­gono a trovarlo a modificare i loro comportamenti e a diventare più cani e meno umani!

 

 


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